pdfLiberamente tratto da un racconto di Chris Rose
Adattato a studenti di italiano di livello principiante

 

 

Alvaro è nel suo giardino. Adora passare dei lunghi pomeriggi immerso nel silenzio del suo splendido giardino. Rimane ore seduto sul davanzale della finestra, fra un vaso di menta e uno di salvia.
È una soleggiata giornata di aprile. Il cielo è terso, di un azzurro intenso. L'aria è calma. In lontananza si vedono chiaramente le cime delle montagne ancora innevate.
L'aiuola è un'esplosione di colori. Ci sono narcisi bianchi e gialli, gerani rossi e rosa, tulipani blu e lilla. La chioma fiorita del ciliegio ornamentale tinge di rosa il cielo.
Ad occhi chiusi Alvaro respira il profumo dei fiori e sente il tepore del sole sul suo viso.
All’improvviso il rombo assordante di un motore disturba la sua quiete. Una grossa auto rumorosa sta parcheggiando nel cortile della casa accanto. Sono i suoi nuovi vicini. Quando scendono dall’auto, Alvaro nota che anche loro sono grossi e rumorosi. E sono anche puzzolenti e stupidi.
Insieme ai vicini, dall’auto scende un domestico. I domestici sono facili da riconoscere: somigliano tutti a delle scimmie. E questo domestico, oltre a somigliare a una scimmia, è anche grosso, rumoroso, puzzolente e stupido.
Alvaro guarda inorridito e pensa – La parte felice della mia vita finisce oggi.
Rientra e chiama il suo amico Mimi che vive con lui nella stessa casa.
– Mimi. Abbiamo due nuovi vicini.
– Che bello! – dice Mimi. – Come sono? Sono simpatici?
– No. Non sono per niente simpatici. Sono grossi, rumorosi, puzzolenti e stupidi.
– Oh no! – dice Mimi. – Avere dei vicini così è una disgrazia. Dobbiamo trovare un modo per mandarli via.
– Hai ragione – risponde Alvaro – ma come facciamo a mandarli via?
– Non lo so. Ma per il momento almeno cerchiamo di non fare amicizia.
– Sono d'accordo. Quando incontriamo i nostri vicini, facciamo finta di niente[1] e tiriamo dritto[2]. Inoltre dobbiamo impedire ai nostri domestici di fare amicizia con il loro domestico.

Il giorno dopo Alvaro esce di casa per una passeggiata. Incontra uno dei vicini che lo saluta – Ehi tu! Come ti chiami? Io mi chiamo Tibaldo. Possiamo essere amici?
Ma Alvaro non risponde e tira dritto.
Quando Alvaro rientra a casa, i due vicini sono nel giardino accanto e gridano – Ehi! Vuoi venire un po’ da noi? Io sono Tibaldo. Lei è la mia amica Bruna. Tu come ti chiami? Hai l’aria simpatica. Diventiamo amici?
Alvaro fa finta di niente e tira dritto.
Così nei giorni seguenti, Alvaro e Mimi ogni volta che incontrano i vicini, fanno finta di niente e tirano dritto. Ma i loro vicini continuano a salutare con entusiamo e chiedono di essere amici.

Un giorno Alvaro vede i vicini nel suo giardino. Saltano, corrono e a un certo punto cominciano a scavare una buca.
Alvaro è furioso. Esce nel giardino e urla con rabbia – Tibaldo! Bruna! Posso sapere cosa state facendo?
– Ciao! Risponde Tibaldo – come ti chiami?
– Mi chiamo Alvaro! Cosa diavolo state facendo?
– Stiamo scavando una buca.
– E perché scavate una buca?
– Che domanda – risponde Tibaldo – perché è molto divertente. Tu non trovi divertente scavare delle buche?
– No. Non trovo per niente divertente scavare buche. E poi... non sapete scavare nel vostro giardino? Perché venite a scavare nel mio?
Tibaldo guarda Alvaro e dice – Perché tu sei bravo e simpatico. Invece il nostro padrone è severo e se scaviamo nel suo giardino si arrabbia.
– Il vostro padrone? – esclama Alvaro – voi avete un padrone?
– Certo. Ed è molto cattivo.
– Ma chi è il vostro padrone? – chiede incredulo Alvaro.
– Quello che abita con noi in casa.
– Cosa? Quella brutta faccia da scimmia non è il vostro domestico? È il vostro padrone ed è anche cattivo? Ma è una cosa orribile.
Alvaro si sente confuso e molto dispiaciuto, rientra in casa e racconta tutto a Mimi.
– Mimi. Devo dirti una cosa. La faccia da scimmia della casa accanto è il padrone di Tibaldo e Bruna.
– Cosa? Ma è vergognoso! Da quando le facce da scimmia fanno i padroni? È una cosa che non si può tollerare.
– Immagina se i nostri domestici vengono a sapere che le facce da scimmia fanno i padroni. Come minimo pensano di poter fare i padroni in casa nostra.
– Non possiamo accettare tutto questo. – dice Mimi – Dobbiamo fare qualcosa per aiutare i nostri vicini.
– Ho un’idea. Insegniamo loro come trasformare un padrone in un servitore.
– Ben detto, – dice Mimi – È un'ottima idea.
– Adesso ci penso io.
Alvaro esce e chiama i suoi vicini: – Tibaldo, Bruna. Potete venire qui per favore?
Tibaldo e Bruna corrono allegri.
– Volete sapere come trasformare il vostro padrone in un servo?
– Davvero! E come è possibile? – chiede Tibaldo.
– Prima regola: ogni sera dovete andate a dormire nel suo letto.
– Impossibile – risponde Tibaldo – lui comincia subito a urlare.
– Ma voi dovete insistere. Se urla andate via, ma dopo cinque minuti ritornate. Ogni volta che urla andate via, aspettate cinque minuti e tornate nel suo letto. Continuate fino a quando non urla più.
– Beh... non so... sembra difficile – dice Bruna.
– Seconda regola: dovete smettere di giocare e sporcarvi con la terra. Invece dovete dedicare più tempo alla pulizia del corpo. Non sentite quanto puzzate?
– Così però non ci divertiamo più – sospira Tibaldo.
– Terza regola – continua Alvaro – Ogni volta che il vostro padrone legge il giornale, sedete sulle sue gambe.
Tibaldo e Bruna si guardano perplessi.
– Infine, quarta e ultima regola che forse è la più importante: dovete smettere di scondinzolare e di abbaiare. Dovete invece avere un portamento fiero e imparare a miagolare.
– Alvaro – dice Bruna – Ma come facciamo a miagolare? Siamo dei cani, non dei gatti come voi.
– Allora vuol dire che non potete avere dei domestici, ma solo padroni – risponde seccato Alvaro e se ne va pensando – È inutile. I cani sono troppo stupidi. Solo noi gatti sappiamo come trattare la servitù.