pdfLiberamente ispirato ad un racconto popolare.
Adattato a studenti di italiano di livello intermedio (B1-B2)

 

Dicembre 1918. La grande guerra è finita. Il soldato Antonio Ricci torna a casa. Da due giorni cammina attraverso la montagna. È stanco ed affamato. Mentre scende lungo un sentiero, vede in lontananza del fumo.
– Ci deve essere un villaggio poco lontano. – pensa contento – Finalmente posso mangiare qualcosa e forse riesco a trovare anche un posto per dormire al caldo.
Quando si avvicina vede solo poche case, disposte intorno ad una piccola piazza con una fontana in centro. Il piccolo villaggio sembra deserto. Non c’è nessuno in strada. Si dirige verso la fontana, beve l’acqua fresca e si lava il viso. Poi si avvicina alla prima casa e bussa ad un vecchio portone in legno.
– Chi è? – dice una vecchietta dai capelli bianchi che si affaccia alla finestra del primo piano.
– Buongiorno signora! – esclama il soldato – Mi chiamo Antonio. Sono un soldato. Torno dalla guerra e non mangio da due giorni. Ha un po’ di cibo? Qualunque cosa. Mi basta anche un piccolo pezzo di pane.
– Mio caro figliolo. Mi dispiace molto. In casa ho solo qualche carota. Se vuoi ti posso dare una carota. La guerra, purtroppo, ci ha portato via tutto.
Il soldato rimane commosso dalla generosità della signora anziana che, anche se non ha quasi niente, vuole dargli una carota.
– La ringrazio molto, signora. Lei è tanto gentile, ma non posso accettare. Arrivederci cara signora.
Bussa ad una altra porta. Questa volta apre un uomo. Anche se non è vecchio, sembra molto pallido e malato.
Il soldato chiede qualcosa da mangiare.
– Sono mortificato – dice l’uomo – ma in casa non ho cibo. Ti posso offrire un bicchiere di vino. Pensa che in casa ho ancora una damigiana di vino e non ho neanche un pezzo di pane. Prima della guerra avevo un terreno e tutti gli anni facevo il vino. Ma adesso i miei figli sono andati in guerra, mia moglie è morta. Io sono troppo stanco e malato. Non riesco più a zappare la terra. Mi rimane solo questa damigiana. Ma vieni, entra. Vieni a bere un bicchiere di vino con me.
– Lei è molto gentile, signore. Ma non mangio da due giorni e ho paura che se bevo un bicchiere di vino, poi non riesco più ad alzarmi.
Il soldato prova ancora bussando alla porta di un’altra casa. Apre una giovane donna con un bambino in braccio. Dietro di lei ci sono altri due bambini, molto magri e pallidi.
Questa volta il soldato non ha neanche il coraggio di chiedere del cibo.
– Buongiorno signora. Mi può dire se c’è un posto dove posso passare la notte. Sono molto stanco e vorrei dormire un po’, ma fuori fa troppo freddo.
– Certo giovanotto. Vede l’ultima casa in fondo, quella con il portone verde – dice la donna indicando con la mano una casa di pietra poco lontano – Ci abitava una donna anziana. È morta il mese scorso e adesso non c’è nessuno. Dentro c’è il camino e forse anche la legna. Così può accendere il fuoco e riposarsi al caldo.
– Fantastico! Grazie mille signora.
– Non c’è di che.
Antonio è contento. Non è riuscito a trovare da mangiare ma almeno può riposare in un posto tranquillo e al caldo. Si avvia verso la casa di pietra. Per fortuna il portone non è chiuso a chiave e così riesce ad entrare. C’è una grande stanza con un tavolo in centro e alcune sedie. In fondo un camino e sul suo lato della legna accatastata e un pentolone appeso al muro. C’è anche una credenza e Antonio guarda subito all’interno del mobile nella speranza di trovare qualche resto di cibo, forse del riso, della pasta, dei fagioli, o anche solo una crosta di formaggio e un pezzo di pane duro. Ma non c’è niente. Ci sono i piatti, i bicchieri, le posate. Ma niente cibo.
– Quanto sa essere crudele il destino – pensa Antonio – C’è un bel camino con la legna per accendere il fuoco, un pentolone e tutto quello che serve per imbandire una tavola, ma non c’è niente da mangiare.
Vede un lettino in fondo alla stanza. Posa per terra il suo zaino e si butta sul lettino. Prima di accendere il fuoco vuole riposare almeno qualche minuto.
Dal lettino guarda quella grande stanza vuota. Immagina il fuoco acceso che scoppietta. Una pentola che bolle allegramente ed emana nella stanza un buon profumo di minestra.
Con la sua fantasia immagina tante persone sedute a tavola. Persone allegre, che mangiano, scherzano, ridono e cantano. Antonio sorride, pensando alla sua famiglia e al Natale che si avvicina.
All’improvviso ha un’idea. Si alza di scatto dal letto e corre verso il caminetto. Mette la legna nel caminetto e accende il fuoco. Poi prende il pentolone appeso alla parete e esce di casa. Va verso la fontanella e riempie d’acqua il pentolone. Ritorna in casa e mette il pentolone pieno d’acqua sul fuoco. Poi esce di nuovo di casa e inizia a guardare per terra. Rimane così per molto tempo. Si muove lentamente guardando per terra con attenzione.
Una bambina curiosa si avvicina.
– Ciao soldato. Cosa cerchi?
– Ciao bambina. Sto cercando delle pietre.
– Ci sono tante pietre per terra. Perché non le prendi?
– Cerco delle pietre speciali.
– E come sono queste pietre speciali? A cosa ti servono?
– Servono a preparare una minestra di pietre.
– Una minestra di pietre? E com’è? È buona?
– Buonissima.
– E dove hai imparato a cucinarla? Io non ho mai visto nessuno preparare una minestra con pietre.
– Prima della guerra facevo il cuoco. Sono bravo in cucina. Quando ero al fronte, c’era poco da mangiare. Così ho inventato la minestra di pietre.
Per qualche minuto Antonio continua a cercare finché esclama: – Ma eccola qua! Finalmente una pietra speciale, proprio quella che cercavo.
La bambina si avvicina per guardare la pietra.
– Guarda questa pietra. – dice il soldato – Ha un bel colore rosso-bruno come la carne e tante venature bianche come il grasso.
– È vero! – risponde la bambina.
–Questa è la pietra adatta alla minestra.
La bambina comincia a cercare altre pietre uguali e dopo un po’ ne trova una.
– Va bene questa? – chiede la bambina.
– Brava. Hai trovato un’altra pietra speciale.
Dopo aver raccolto sei o sette pietre il soldato dice: – Adesso ho abbastanza pietre. Vado a preparare la minestra.
– Posso venire anch’io per vedere come fai? – domanda la bambina.
– Certo. Vieni con me in casa.
Antonio mette le pietre nel pentolone con l’acqua che bolle. Dopo un po’ assaggia l’acqua con il cucchiaio.
– Manca il sale! – esclama Antonio – Peccato! Senza sale la minestra non è molto buona.
– Lo vado a chiedere alla mamma – dice la bambina, ed esce di corsa.
Dopo alcuni minuti la bambina ritorna insieme a sua madre.
– Giovanotto, mia figlia mi ha detto che sta preparando una minestra di pietre. Le ho portato il sale e anche un po’ di olio e pepe. Si possono mettere anche le patate? Se vuole ho qualche patata.
– Ma certo signora. Le patate vanno benissimo. Con la zuppa di pietre ci sta bene tutto. Chiami il resto della sua famiglia così possiamo mangiare insieme. Anzi chiami anche gli altri abitanti e dica a tutti di venire ad assaggiare la minestra di pietre.
Dopo qualche minuto iniziano ad arrivare gli altri abitanti del piccolo borgo. Ognuno porta qualche piccola cosa: un cavolfiore, tre zucchine, alcune carote, una manciata di lenticchie, un sacchetto di riso. Una signora porta alcune erbette aromatiche appena raccolte nel suo orto e l’uomo che gli aveva offerto da bere arriva con due fiaschi di vino.
– Figliolo! – dice un’anziana donna – In casa ho solo questo osso di prosciutto. Forse può andar bene per la minestra.
– Ma certo! L’osso di prosciutto ha un gusto eccellente – risponde il soldato.
Le signore puliscono e tagliano a pezzetti tutti gli ortaggi, mentre Antonio li versa nel pentolone. Come un vero cuoco esperto sceglie erbe e spezie profumate per insaporire la minestra: un po’ di noce moscata, qualche chiodo di garofano, un mazzetto di rosmarino, qualche foglia di alloro.
– Buona sera, giovanotto! – esclama un uomo di mezza età che porta in mano una grossa pagnotta. – Purtroppo ho solo questa pagnotta di pane raffermo. Non ho altro.
– Entri pure, signore. – risponde Antonio – Il pane vecchio è buonissimo. Ci possiamo fare degli ottimi crostini da accompagnare alla minestra.
Il soldato taglia la grossa pagnotta in piccole fette, strofina sopra ogni fetta degli spicchi d’aglio, le unge con dell’olio e poi le mette ad abbrustolire sulla brace.
Una signora dice – Per caso qualcuno ha delle croste di formaggio secco. Possiamo grattugiarle. Così abbiamo anche il formaggio grattugiato.
Detto fatto. In pochi minuti arriva una scodella piena di formaggio grattugiato.
– Bene – dice il soldato – la minestra è quasi pronta. Dobbiamo preparare la tavola.
Alcune persone portano altre sedie e sgabelli oltre a un paio di tavolini.
In breve tempo viene preparata una bella tavolata, con scodelle, stoviglie, crostini di pane abbrustolito, una ciotola di formaggio grattugiato e due fiaschi di vino. Tutti si siedono intorno e Antonio comincia a versare la minestra nelle scodelle.
– Buona sera a tutti! C’è una festa? – Esclama un uomo dall’uscio della porta.
Antonio vede che l’uomo porta a tracolla una fisarmonica ed è insieme ad altri due uomini, uno con una chitarra e un altro con un clarinetto.
– Siete dei musicisti? Entrate a cenare con noi, così dopo ci farete ascoltare un po’ di musica.
– Molto volentieri – risponde il musicista – stiamo tornando a casa da un matrimonio. Ma abbiamo ancora molta strada da fare.
I tre entrano, posano i loro strumenti musicali accanto alla parete e si siedono a tavola.
Così tutti insieme cenano con una deliziosa minestra di pietre, servita con formaggio grattugiato, profumati crostini abbrustoliti, e qualche bicchiere di vino. Passano il tempo a raccontare storie e a ridere e scherzare.
Finita la cena i musicisti iniziano a suonare e tutti si divertono con canti e balli fino a notte fonda. Alla fine tutti tornano a casa, mentre Antonio insieme ai tre musicisti dormono nella casa abbandonata, al caldo vicino al fuoco.
Il mattino dopo, quando Antonio riparte, tutti gli abitanti vengono a salutarlo e lo ringraziano per la deliziosa minestra di pietre e la bellissima serata trascorsa.
È passato tanto tempo da quel giorno, e ancora oggi gli abitanti di quel piccolissimo villaggio raccontano la storia del soldato che ha insegnato loro che con la minestra di pietre nessuno soffre la fame e la solitudine.