Cristoforo Schroder è un mercante che viaggia per vendere legno. Quando arriva nel paese di Sisto, si sente subito male. Decide di fermarsi nella locanda dove va sempre quando è in città. Lì, capendo che la sua salute non è a posto, chiama il dottor Lugosi per farsi visitare. Il dottore Lugosi non è solo il medico del paese, ma è anche un vecchio conoscente di Schroder, quindi c'è fiducia tra di loro.

Il dottore giunge alla locanda per dare un'occhiata a Schroder. Dopo una chiacchierata e un'accurata visita, decide di fare un esame delle urine per capire meglio la situazione. Schroder, che già si sente un tantino meglio, attende con un filo di speranza che il responso non porti brutte notizie. Al ritorno del medico, l'atmosfera diventa più tranquilla: fortunatamente, non c'è nulla di preoccupante nei risultati dell'urina di Schroder.

Il medico propone un metodo piuttosto antiquato: il salasso. È convinto che sia molto efficace nel migliorare lo stato di salute di Schroder. Quest’ultimo, nonostante sia molto scettico nei confronti di questa decisione del dottore, decide comunque di accettarla.

Forse pensa che il salasso lo farà apparire forte e coraggioso, o forse crede davvero che il trattamento lo aiuterà. Comunque, accetta di fare il salasso senza fare troppe domande, mostrando un'aria di superiorità come se sapesse che è la cosa giusta da fare. Si mette le sanguisughe sui polsi come se fosse una cosa normale per lui, anche se dentro di sé potrebbe sentirsi nervoso per questo metodo di cura antico.

Durante la visita del giorno dopo, il dottore Lugosi porta con sé un uomo di nome Don Valerio Melito. Quest'uomo, che il dottore presenta come un amico, entra nella stanza di Schroder insieme a lui. Schroder non è contento di vedere un estraneo, ma cerca di essere educato. Don Valerio sembra sapere qualcosa su un incidente che Schroder ha avuto tre mesi fa, e inizia a fare molte domande.

Schroder si trova a rispondere a domande su quel giorno quando la sua carrozzella è uscita di strada. Era piovuto molto e la carrozza era finita in un fosso. Don Valerio ricorda a Schroder che un uomo alto e scuro di pelle aveva aiutato a spingere la carrozza. All'inizio Schroder non ricorda bene, ma poi ammette che sì, quella persona era lì e non parlava, sembrava un sordomuto. Schroder racconta che ha dovuto insistere perché l'uomo lo aiutasse, e dopo aver spinto la carrozza insieme, gli ha dato anche un po' di soldi per ringraziarlo.

L'incontro diventa sempre più strano e sospetto quando Don Valerio insiste su piccoli dettagli dell'incidente, come la campanella che l'uomo aveva e che suonava continuamente. Schroder inizia a sentirsi a disagio con tutte queste domande e non capisce dove Don Valerio voglia andare a parare con il suo racconto. La conversazione si fa più intensa e Schroder si rende conto che quell'incontro non è casuale. Don Valerio ha una ragione specifica per fare tutte quelle domande e sembra che stia conducendo un vero e proprio interrogatorio. Schroder inizia a sospettare che ci sia qualcosa di più dietro la visita di questo "amico" del dottore.

Durante l'incontro con il dottor Lugosi e Don Valerio Melito, Cristoforo Schroder scopre una verità sconvolgente. L'estraneo che Schroder aveva incontrato tre mesi prima e che aveva aiutato a rimettere la carrozza sulla strada era un lebbroso. Melito, che si presenta come un alcade, una figura di autorità, dice a Schroder che ora anche lui è considerato un lebbroso. La situazione è grave: la lebbra, essendo contagiosa, mette a rischio anche chi entra in contatto con un malato, come nel caso di Schroder dopo aver toccato un lebbroso.

Per questo, Melito gli impone di portare una campanella al collo, segnale usato dai lebbrosi per annunciare la loro presenza ed evitare contatti ravvicinati. Gli ordina anche di abbandonare immediatamente la città, permettendogli di portare solo la giacca e la mantella, mentre tutto il resto, inclusi cavallo e carrozza, deve essere distrutto per prevenire la diffusione del morbo. Schroder, costretto ad accettare questa dura realtà, si avvia per le strade, la campanella a scandire il suo cammino solitario.

La gente si allontana, spinta dalla paura del contagio. Quella piazza, un tempo teatro della sua vita sociale e lavorativa, si trasforma ora nella scena del suo isolamento e della sua angoscia. Da persona stimata e sicura di sé, Schroder si ritrova emarginato, escluso dalla comunità che lo aveva accolto tra i suoi membri più illustri. La sua storia si chiude con la partenza dal paese, segnando il suo destino con l'abbandono e la perdita di tutto ciò che possedeva.

 

 


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