Nel maggio 1902, Giosuè Longo, contadino del conte Gerol, narra di aver visto un drago in valle Secca. La storia, considerata leggenda a Palissano, questa volta viene presa sul serio grazie alla credibilità di Longo. Conte Martino Gerol, incuriosito e scettico sulla presenza del drago, organizza una spedizione per investigare, coinvolgendo il governatore Quinto Andronico, sua moglie Maria, e due naturalisti, Inghirami e Fusti. La squadra parte per Palissano, sperando di scoprire la verità dietro il racconto.

Arrivati a Palissano, la comitiva si ferma presso la casa del dottor Taddei, che avverte Andronico dei pericoli e della superstizione locale riguardo al drago. Nonostante l'avvertimento, la spedizione prosegue. Durante il viaggio, i dialoghi rivelano tensioni e curiosità tra i personaggi, specialmente sulla credibilità della leggenda del drago. La squadra raggiunge il punto di partenza per l'escursione nelle montagne, dove inizia il sentiero verso il Burel, luogo dell'avvistamento.

Durante il cammino, incontrano un giovane con una capra destinata al drago, pratica quotidiana degli abitanti di Palissano per placare la creatura. La squadra acquista la capra come esca, continuando il loro percorso verso il Burel. La tensione cresce man mano che si avvicinano al luogo dove il drago è stato avvistato, e l'ambiente inospitale e isolato intensifica il senso di avventura e pericolo.

Arrivati al Burel, un anfiteatro naturale mozzafiato, la squadra si è messa al lavoro per prepararsi all'incontro con il drago. Hanno messo la capra come esca e si sono appostati, pronti all'attacco. L'attesa si è fatta sentire, prolungandosi, finché non è comparso un drago dalla grotta, scatenando un mix di paura e ammirazione tra i presenti. Questo drago, descritto come anziano e non troppo minaccioso, ha catturato l'interesse di tutti.

Il conte Gerol, pieno di ardore e desideroso di mostrare il suo valore, si è fatto avanti verso il drago e ha fatto fuoco, dando il via a un assalto caotico alla bestia ferita. Sorprendentemente, il drago è riuscito a divorare la capra e ha tentato di ritirarsi, dimostrando una forza e una resilienza che nessuno si aspettava. La caccia si è conclusa con il drago che, sebbene ferito, è riuscito a fuggire, lasciando la squadra immersa nei propri pensieri, a riflettere sull'incontro appena avuto e sulle leggende che avvolgono queste entità enigmatiche.

Il professor Inghirami e il Fusti discutono su un drago che evita una caverna, temendo di rimanere intrappolato. Mentre conversano, un cacciatore decide di abbandonare la caccia, affermando di non aver paura ma di non voler partecipare a un'azione che ritiene sbagliata. Il conte Gerol lo insulta e lo minaccia, ma il cacciatore si allontana comunque, seguito da un altro. Nel frattempo, il drago lotta per salire su una parete rocciosa, ma continua a scivolare verso il basso.

La situazione si intensifica quando un giovane con una capra appare sulla scena. Il conte Gerol cerca di acquistare la capra per usarla contro il drago, ma il giovane rifiuta, mostrando preoccupazione per il trattamento riservato all'animale. Nonostante la resistenza del giovane, Gerol lo aggredisce e prende la capra. Intanto, spettatori silenziosi osservano la scena, esprimendo disapprovazione per le azioni dei cacciatori.

Il drago, ferito e stanco, scivola giù per la parete e giace immobile. I cacciatori preparano un'esca con la capra, inserendovi dell'esplosivo. Dopo un'attesa, il drago si avvicina all'esca e, proprio quando sta per morderla, il conte Gerol accende la miccia che causa un'esplosione, ferendo gravemente l'animale.

L'esplosione causa grande sofferenza al drago, che tenta disperatamente di resistere. Il conte Gerol e gli altri uomini esultano per la vittoria, ma l'orrore della scena colpisce Maria, che chiede di fermare la crudeltà. Il drago emette un urlo potente e straziante, invocando vendetta per la sua sofferenza e quella dei suoi figli, recentemente uccisi.

Dopo l'eco dell'urlo del drago, il conte Gerol non ha smesso di sparare, ma la creatura, sebbene mortalmente ferita, ha rifiutato di cedere subito la vita. Intanto, gli spettatori si sono allontanati, lasciando dietro di sé un pesante silenzio. Alla fine, il drago ha esalato l'ultimo respiro e, con il calar del sole, un'ombra di colpa e tristezza ha avvolto chi è rimasto, incluso il conte Gerol, la cui tosse incessante sembrava presagire un imminente castigo per le sue azioni.

 

 


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