La storia parte descrivendo Porto Said, una città un po' rovinata con case che sembrano cadere a pezzi, strade piene di polvere e un'aria di abbandono. Mentre l'autore passeggia, vede una persona che gli sembra strana: un uomo tutto vestito di bianco che cammina lento, quasi come se stesse dondolando, in mezzo alla strada. Questo signore, che sembra non curarsi di quello che succede intorno o delle persone che passano, colpisce subito l'attenzione di chi racconta per il suo modo di fare e di vestire così insolito.

Quando prova a parlarne con un amico, si accorge che è l'unico ad aver notato questo uomo misterioso. Questo lo rende ancora più inquieto. L'uomo in bianco poi scompare all'improvviso, come se fosse stato inghiottito dalla città, e lascia l'autore e l'amico un po' confusi e senza spiegazioni.

Dopo questo incontro, continuano a girare in macchina per la città, cercando di pensare ad altro e di tornare alla normalità. Ma l'immagine dell'uomo in bianco rimane nella testa del narratore, diventando una specie di ossessione per tutto il tempo che resta in quella città.

Mentre continuano a girare per Porto Said sotto un caldo soffocante, l'autore non riesce a smettere di pensare all'uomo in bianco che ha visto prima. La giornata va avanti tra distrazioni e risate per piccole cose, ma il pensiero dell'uomo non lo lascia.

Più tardi, durante un giro in un quartiere povero, vede le condizioni difficili in cui vive la gente e spera che le baracche siano vuote. Però poi capisce che ci sono persone che ci vivono. Questo lo fa riflettere sulla vita delle persone lì, ma i suoi pensieri vengono interrotti di nuovo quando vede l'uomo in bianco che se ne va lentamente, riportando la stessa sensazione di prima.

La sorpresa e il mistero si intensificano quando si rende conto che, nonostante lo spostamento in auto, l'uomo misterioso è nuovamente davanti a loro, come se avesse seguito un percorso parallelo o soprannaturale. Questa coincidenza sembra sfidare le leggi della fisica e del tempo, suscitando domande senza risposta.

L’ultima parte del racconto parla del viaggio nella città di Harar, dove il narratore spera di incontrare nuovamente la misteriosa figura vista a Porto Said. La sua ricerca lo porta attraverso i labirinti della città, tra viottoli deserti e cortili nascosti, sottolineando la solitudine e l'isolamento nella sua ossessione. Durante il suo vagare, dopo una pioggia che ha lasciato la città in una luce particolare, avvista nuovamente l'uomo in lontananza. Questa volta, l'uomo sembra ancora più inafferrabile, muovendosi tra i viottoli con un andamento incerto che ricorda quello di un orso.

Determinato a non lasciarsi sfuggire questa opportunità, si mette a correre attraverso i sassi e i vicoli stretti della città. Tuttavia, proprio quando pensa di essere abbastanza vicino da affrontarlo, l'uomo scompare nuovamente, come fatto in precedenza. Nonostante i ripetuti tentativi di raggiungerlo, ogni volta che si avvicina, l'uomo sembra svanire nel nulla.

Il racconto si conclude con il narratore che riflette sulla sua esperienza, realizzando che l'inseguimento potrebbe non avere mai fine. Comprende che la figura potrebbe rappresentare qualcosa di più grande di lui, forse una sfida o un invito a esplorare l'ignoto. Questa realizzazione lo porta a una sorta di accettazione della sua situazione, riconoscendo che l'ossessione per l'uomo misterioso ha trasformato il suo viaggio in una ricerca personale di significato.

 

 


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