Durante una fredda serata di Natale, il grandioso palazzo vescovile e la cattedrale vicina, entrambi imponenti e intricati, sembrano avvolti in un'aura ancora più solitaria e misteriosa. Si narra di un arcivescovo, uomo di intensa spiritualità e solitudine, che dedica la vigilia a intensi momenti di preghiera nella cattedrale, luogo in cui si avverte una forte presenza divina, quasi tangibile. Mentre fuori si festeggia, l'arcivescovo trova conforto in questa presenza, che pare donare vita e calore persino alle statue secolari.

Don Valentino, assistente dell'arcivescovo, sta allestendo il luogo di preghiera quando un indigente chiede di entrare, desideroso di sentire la presenza divina. Don Valentino, però, lo allontana, sostenendo che quella sacralità è destinata solo all'arcivescovo. Con la partenza dell'uomo, la sensazione di divinità svanisce, gettando Don Valentino in uno stato di ansia per la perdita di quella presenza prima del rito cruciale.

In una ricerca frenetica, Don Valentino esplora la città, indifferente e festosa, cercando di riportare la divinità nel Duomo per la preghiera dell'arcivescovo. Le sue richieste trovano solo rifiuti: una famiglia che non intende condividere la propria celebrazione divina e un agricoltore che ritiene più importante la benedizione sui suoi campi che non con la città peccaminosa.

Alla fine don Valentino arriva in una chiesa appartata e qui, a sorpresa, trova l'arcivescovo in preghiera, immerso in una luce divina. L'arcivescovo, con serenità e compostezza, accoglie don Valentino, svelandogli che la presenza divina non era mai stata veramente perduta; era sempre con lui, in ogni luogo. Don Valentino apprende che Dio non è confinato in uno spazio o riservato a un individuo, ma è onnipresente, accessibile a chiunque lo cerchi autenticamente, non solo all'interno delle chiese.

 

 


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