Il narratore esprime la sua ansia per l'imminente processo relativo al crollo della Baliverna, temendo di essere coinvolto nonostante la mancanza di prove concrete contro di lui. Riflette sulla morte del ragionier Dogliotti, principale accusato, e sulla posizione dell'assessore comunale, considerando inverosimile la sua condanna data la recente assunzione della carica. Questo pensiero lo tormenta, nonostante la logica gli suggerisca che non dovrebbe esserci motivo di preoccupazione.

Il testo descrive la Baliverna come un edificio storico, in origine un convento, poi caserma e infine rifugio per sfollati e diseredati. Il Comune aveva tentato di regolarizzarne la situazione, ma la reputazione dell'edificio rimaneva negativa. Racconta le sue visite al sito con il cognato entomologo, sottolineando la decadenza e l'aspetto minaccioso dell'edificio.

Durante una passeggiata con il cognato e altri, osserva dettagliatamente la struttura della Baliverna, notando segni di deterioramento e provvedimenti temporanei per sostenerne la stabilità. La conversazione con il cognato rivela una differenza di percezione sulla sicurezza dell'edificio, con il narratore più preoccupato della condizione fisica della struttura.

Spinto dalla passione per l'alpinismo, decide impulsivamente di arrampicarsi su un muro della Baliverna, utilizzando buchi e sporgenze come appigli. Questa decisione sembra essere motivata da un desiderio di avventura e di sfida fisica, piuttosto che da una necessità o un obiettivo pratico.

Mentre il narratore si arrampica, innesca senza volerlo una serie di eventi pericolosi, staccando parti dell'edificio come aste di ferro e una mensola di pietra. Questo episodio sottolinea l'instabilità dell'edificio e scatena una reazione a catena che minaccia ulteriormente la solidità della Baliverna.

La narrazione prosegue con il crollo di un palo che sosteneva un balcone, un incidente dal quale il narratore sfugge per un soffio. Questo momento riflette la debolezza strutturale dell'edificio e il rischio associato alle sue condizioni, culminando in una riflessione sulle conseguenze inaspettate delle azioni del narratore e sulla fragilità dell'edificio.

Dopo aver causato involontariamente danni alla Baliverna, il narratore si ritira e assiste al crollo del muro insieme ai suoi compagni, un evento descritto con intensità che segna l'inizio di una serie di disastri. La tensione si intensifica man mano che l'edificio cede, evidenziando la sua fragilità e il sentimento di impotenza di fronte alla catastrofe che si avvicina.

Il crollo diventa più drammatico, con la rovina che provoca panico tra i presenti. Il narratore descrive la confusione e il terrore che avvolgono i testimoni, insieme alla sua corsa frenetica per la sicurezza. Il fragore e il tremore del terreno amplificano la gravità dell'evento, creando un clima di caos e devastazione.

Infine, il narratore riflette sul suo rientro a casa, percependo lo sguardo carico di orrore e compassione degli altri, cosa che lo fa sentire isolato e involontariamente responsabile del disastro. La sua lotta interna è evidente, diviso tra il desiderio di distanziarsi dalla tragedia e la consapevolezza del suo ruolo in essa.Si interroga sulla catena di eventi scatenata dalla sua azione e sulla possibile percezione degli altri, in particolare del cognato e di Scavezzi. La sua ansia cresce pensando alle implicazioni delle sue azioni e alla possibilità che qualcuno possa averlo visto compromettere la stabilità dell'edificio, portando a dubitare delle intenzioni di Scavezzi.

Il rapporto tra il narratore e Scavezzi diventa più complesso. Egli sospetta che Scavezzi possa sapere della sua responsabilità nel crollo. Questo sospetto è alimentato dai frequenti incontri in sartoria, dove Scavezzi mostra un comportamento che il narratore interpreta come ambiguo e forse minaccioso, aumentando la sua paranoia e il senso di colpa.

La sua angoscia si intensifica all'approccio del processo, temendo che Scavezzi possa rivelare la sua responsabilità nel disastro. La visita di Scavezzi per un nuovo vestito e i suoi commenti ambigui sul processo intensificano la paura del narratore, che si sente come una preda sotto l'occhio vigile di un predatore, culminando in un senso di isolamento e terrore mentre riflette sulle possibili conseguenze delle sue azioni.

 

 


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