Il racconto si apre con il narratore che parla della strana lettera ricevuta dal suo amico Giovanni Corio, inviata per avvisarlo che quest’anno non possono ospitarlo per le vacanze estive come negli anni precedenti, a causa di non ben definiti problemi familiari.

Questo fatto fa riflettere su alcune cose strane che aveva notato, alle quali non aveva dato molta importanza, ma che ora fanno nascere un terribile sospetto.

Un anno, mentre trascorreva le vacanze con il suo amico Giovanni e la moglie Elena, gli era capitato di vedere nella sua stanza un topolino. Quando ne aveva parlato a Giovanni, era sembrato piuttosto evasivo. Così come in un’altra occasione, durante una partita a carte, aveva sentito lo scatto di una tagliola e uno stridio di animale. Ma quando chiede se avessero messe delle trappole per topi sembra che i suoi amici non abbiano voglia di parlarne e fanno il possibile per evitare di affrontare quella questione.

Nell'estate seguente, quanto ritorna in vacanza, nota la presenza di due gatti vigorosi che sembrano essere stati messì lì apposta per dare la caccia ai topi. Tuttavia, Giovanni minimizza il problema dei topi, suggerendo che in realtò i gatti mangiano tutto quello che vogliono in cucina. Questa atteggiamento da parte del suo amico porta il narratore a sospettare che la situazione dei topi potrebbe essere più grave di quanto ammesso dai Corio.

Ritorna l’anno dopo, e questa volta i gatti appaiono indeboliti e pigri, sempre vicini al divano, quasi avessero paura di allontanarsi. Giovanni attribuisce il cambiamento al fatto che ormai non ci sono più topi da cacciare. Però  il figlio Giorgio, quando si trova in privato con lui, gli rivela che i gatti sono spaventati dai topi, che sono diventati più grossi, numerosi e aggressivi. Questa rivelazione conferma il sospetto che la villa abbia un grave problema di infestazione.

Durante un’estate successiva, la notte il narratore non riesce a dormire, a causa dei rumori provenienti dal soffitto. Questo gli lascia pensare che il numero dei topi sia cresciuto ancora di più. Quando prova a parlarne con Giovanni, questo nega l'esistenza dei topi, e attribuisce il rumore agli spiriti. Tuttavia lui non accetta questa spiegazione, che trova del tutto assurda, e menziona tra l’altro l'assenza dei gatti, precedentemente presenti nella casa. A questo punto Giovanni si infastidisce, e lo accusa di essere ossessionato dai topi.

Però poi il figlio Giorgio gli racconta tutto. Dice che effettivamente i rumori che aveva sentito in soffitto provenivano dai topi. Ma della questione non se ne può parlare con il padre, perché è terrorizzato dagli animali, e non li vuole provocare temendo una loro vendetta. Racconta anche che a volte l’ha visto buttare del cibo ai topi per cercare di tenerseli buoni.

Un anno dopo, il narratore si accorge che il solito rumore in soffitta è scomparso, e crede che il problema dei topi sia stato risolto. Tuttavia Giorgio lo conduce in cantina, per fargli vedere dove si sono ammassati. Apre una botola e lascia cadere un fiammifero accesso verso il basso. Il narratore rimane spaventato nel vedere un brulichio vorticosa di migliaia di topi radunati nei sotterranei.

La situazione nella villa dei Corio peggiora. Cominciano a circolare voci sulla morte dei genitori di Giovanni, e che la villa è ormai dominata dai topi. Si dice che i Corio siano diventati prigionieri dei topi, costretti a servirli. Un contadino riferisce di aver visto la moglie di Giovanni, Elena, cucinare per i topi, mentre orde fameliche di topi la incitavano a continuare. E quando la povera donna si è accorta del contadino che la guardava dall’esterno, gli ha fatto un gesto disperato come per dire di lasciarli al loro destino, poiché per loro non c’era più speranza.

 

 


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