Liberamente tratto da un racconto di Guy de Maupassant
Adattato a studenti di italiano di livello intermedio (B1-B2)
Mathilde è una donna giovane e bella. Ha molta grazia e fascino, ma è nata in una famiglia povera. Suo padre e sua madre sono impiegati e non hanno molti soldi. Lei non ha una dote[1] e non ha speranze di sposare un uomo ricco e importante. Così, si sposa con un impiegato del ministero della Pubblica Istruzione.
Mathilde non può comprare vestiti eleganti, quindi si veste in modo semplice. Ma questo la rende molto triste. Lei pensa che la sua bellezza e il suo fascino non servano a niente. Vorrebbe una vita migliore, piena di lusso e ricchezza.
Ogni giorno soffre guardando la sua casa piccola e povera. Le pareti sono vecchie, le sedie sono consumate[2] e i tessuti[3] sono brutti. Tutto questo la fa sentire infelice.
Mathilde sogna grandi case con stanze luminose e silenziose, decorate con tappeti preziosi e lampade d’oro. Immagina salotti eleganti con mobili raffinati, dove può incontrare uomini importanti e ricchi, quelli che tutte le donne ammirano.
Ogni sera, quando si siede a tavola per la cena, si sente triste. La tovaglia è la stessa da tre giorni, il marito è felice di mangiare la solita minestra e dice con entusiasmo:
– Ah, che buona minestra! Non c’è niente di meglio!
Ma Mathilde non è felice. Vorrebbe cene eleganti, con argenteria[4] lucida, piatti preziosi e cibi raffinati.
Lei non ha bei vestiti, non ha gioielli. Eppure, sono le uniche cose che ama. Vorrebbe essere elegante e ammirata da tutti.
Un giorno, suo marito torna a casa con un grande sorriso. Ha una busta[5] in mano e la porge a Mathilde.
– Guarda, ho qualcosa per te! – dice con entusiasmo.
Mathilde prende la busta, la apre velocemente e legge:
"Il ministro della Pubblica Istruzione e la signora Ramponneau hanno l'onore di invitare i signori Loisel alla serata che si svolgerà lunedì 18 gennaio nel palazzo del ministero".
Ma invece di essere felice, Mathilde butta[6] il foglio sulla tavola e dice con voce triste:
– A cosa mi serve?
Il marito è sorpreso.
– Ma cara, non sei contenta? Non andiamo mai da nessuna parte. Questa è un’occasione speciale! Ho fatto tanta fatica per ottenere questo invito. È difficile averlo per gli impiegati. Ci saranno tutte le persone più importanti!
Mathilde lo guarda con dispiacere e dice:
– Ma io non ho un vestito adatto. Cosa posso mettermi?
Il marito risponde subito:
– Il vestito che usi per andare a teatro. È molto bello e...
Ma si ferma. Mathilde ha gli occhi pieni di lacrime. Due gocce scendono lentamente lungo il viso.
– Che succede? – chiede il marito, preoccupato.
Mathilde si asciuga le lacrime e risponde con voce calma:
– Nulla. Solo che non ho un vestito bello. Non posso andare alla festa. Regala l’invito a un tuo collega, con una moglie meglio vestita di me.
Il marito è dispiaciuto.
– Ma Mathilde… quanto costa un bel vestito, semplice ma elegante? Potresti usarlo anche in altre occasioni.
Mathilde pensa per qualche momento. Non vuole chiedere troppo denaro. Poi dice con esitazione:
– Forse posso trovarne uno con quattrocento franchi.
Loisel impallidisce. Ha proprio quella somma da parte per comprare un fucile da caccia. Ma, dopo un attimo di silenzio, dice:
– Va bene, Mathilde. Ti do quattrocento franchi. Ma cerca un vestito davvero bello!
Mathilde compra il vestito e il giorno della festa si avvicina. Ma lei non sembra felice. Il marito le chiede:
– Che hai, Mathilde? Da giorni sei triste...
Lei sospira.
– Non ho nemmeno un gioiello, una pietra, qualcosa da mettere al collo. Sembrerò povera in mezzo a tante donne eleganti. Quasi quasi non voglio andare.
Il marito cerca una soluzione:
– Potresti mettere un fiore fresco. È molto elegante in questa stagione. Con dieci franchi puoi comprare tre belle rose.
Mathilde scuote la testa.
– No, no… È umiliante sembrare poveri vicino alle donne ricche.
Il marito ha un’idea.
– Vai dalla tua amica, la signora Forestier. Chiedile di prestarti un gioiello. Lei ha tanti gioielli. Ti aiuterà.
Mathilde si illumina.
– È vero! Non ci avevo pensato!
Il giorno dopo va a casa della signora Forestier e le racconta il problema.
La sua amica apre un armadio con uno specchio, prende una scatola e la porge a Mathilde.
– Ecco, scegli quello che ti piace.
Mathilde vede braccialetti, una collana di perle, una croce d’oro con pietre preziose. Prova i gioielli davanti allo specchio, ma non riesce a decidere.
– C’è dell’altro? – chiede con esitazione.
– Sì, cerca pure, – dice la signora Forestier.
All’improvviso Mathilde vede una collana di diamanti in una scatola di raso nero. È meravigliosa. Le tremano le mani mentre la prende. La indossa sopra il vestito e si guarda allo specchio, piena di gioia.
Con voce esitante chiede:
– Me la puoi prestare?
La signora Forestier sorride.
– Certo.
Mathilde è felice. Abbraccia la sua amica, la bacia e scappa via con la collana.
Finalmente arriva la sera della festa. Mathilde è bellissima. Il suo vestito è elegante, la collana brilla al suo collo, il suo sorriso è pieno di felicità.
Tutti la guardano. Gli uomini più importanti chiedono di lei, vogliono conoscerla. Alcuni la invitano a ballare. Anche il ministro la nota.
Mathilde balla per tutta la notte. Si sente felice, leggera, quasi in un sogno. Non pensa più a niente. Si lascia trasportare dal piacere della serata, dal successo, dagli sguardi di ammirazione.
Balla fino alle quattro del mattino. Suo marito, invece, è stanco. Da mezzanotte dorme in una sala insieme ad altri uomini le cui mogli si stanno ancora divertendo.
Quando la festa finisce, Loisel prende il cappotto e lo mette sulle spalle di Mathilde. È un cappotto semplice e povero, molto diverso dal suo bellissimo vestito da sera.
Mathilde lo sente sulle spalle e si vergogna. Non vuole che le altre donne ricche la vedano così. Allora esce in fretta dal palazzo.
– Aspetta! – dice il marito. – Fa freddo, prenderai un malanno. Vado a chiamare una carrozza.
Ma Mathilde non lo ascolta. Scende velocemente le scale e si ritrova in strada. È buio, le strade sono quasi deserte. Cercano una carrozza, ma non ce ne sono. Chiamano alcuni cocchieri che passano in lontananza, ma nessuno si ferma.
Finalmente, vicino alla Senna, trovano una piccola carrozza vecchia e sporca. È l’unica disponibile. Salgono e tornano a casa.
Mathilde si sente stanca, ma felice. Quando arriva a casa, si toglie il cappotto davanti allo specchio. Vuole guardarsi un’ultima volta con il vestito elegante e la collana di diamanti.
Ma all’improvviso sbianca. Un grido di terrore esce dalla sua bocca.
– Che succede? – chiede il marito, già mezzo spogliato.
Mathilde lo guarda con gli occhi spalancati.
– La collana… ho perso la collana della signora Forestier!
Loisel si blocca.
– Cosa? Non è possibile!
Cercano ovunque: tra le pieghe del vestito, nel cappotto, nelle tasche. Guardano sotto i mobili, sul pavimento. Ma la collana non c’è più.
– Sei sicura di averla quando siamo usciti? – chiede il marito.
– Sì, me la sono toccata con la mano nell’atrio del ministero.
– E per strada? L’hai sentita cadere?
– No… Ma forse l’ho persa nella carrozza!
– Te lo ricordi il numero della carrozza?
– No… e tu?
– Nemmeno io…
Si guardano disperati. Dopo un momento, Loisel si veste in fretta e dice:
– Esco a cercarla. Rifaccio tutta la strada a piedi.
Mathilde rimane a casa. È troppo sconvolta[7] per muoversi. Si siede su una sedia, con il vestito ancora addosso[8], senza riuscire a pensare.
Loisel torna alle sette del mattino. Non ha trovato nulla.
Poi va alla polizia, ai giornali, chiede aiuto ai conducenti delle carrozze. Promette anche una ricompensa. Ma niente, nessuno ha visto la collana.
Mathilde aspetta a casa, preoccupata. Quando il marito torna la sera, è stanco, pallido. Scuote la testa.
– Nulla… non l’ho trovata…
Loisel pensa per un momento e dice:
– Scrivi alla signora Forestier. Dille che il fermaglio[9] della collana si è rotto e che l’abbiamo portata ad aggiustare. Così abbiamo tempo di trovare una soluzione.
Mathilde scrive la lettera e la manda alla sua amica.
Passa una settimana, ma la collana non si trova. Loisel sembra invecchiato di cinque anni. Alla fine dice con voce grave:
– Non abbiamo scelta. Dobbiamo comprarne un’altra uguale.
Il giorno dopo prendono l’astuccio della collana e vanno dal gioielliere che ha il nome scritto all’interno.
Il gioielliere guarda l’astuccio e scuote la testa.
– No, signora, questa collana non l’abbiamo venduta noi. Solo l’astuccio è nostro.
Allora Mathilde e Loisel iniziano a cercare in tutti i negozi di gioielli. Girano per giorni e giorni.
Alla fine, in una gioielleria del Palazzo Reale trovano una collana identica. Costa quarantamila franchi. Dopo una lunga trattativa, riescono ad avere un prezzo più basso: trentaseimila franchi.
Loisel dà un anticipo e promette di pagare il resto in tre giorni.
Hanno solo diciottomila franchi, soldi ereditati dal padre di Loisel. Il resto devono chiederlo in prestito.
Loisel prende mille franchi da un amico, cinquecento da un altro. Poi chiede soldi in tutte le banche. Firma cambiali[10], fa debiti con strozzini[11]. Dopo molti sforzi[12], riesce a raccogliere[13] i trentaseimila franchi.
Mathilde riporta la collana alla signora Forestier. Lei la prende senza guardarla bene. Sembra un po’ infastidita dal ritardo, ma non si accorge dello scambio.
Da quel momento, la vita di Mathilde e di suo marito cambia completamente. Ora hanno un enorme debito da pagare. Devono restituire trentaseimila franchi, e la loro vita diventa molto dura.
Per risparmiare, licenziano[14] la servetta[15]. Lasciano la loro casa e vanno a vivere in una piccola soffitta[16].
Mathilde comincia a lavorare. Fa i lavori più pesanti e umili. Lava i panni[17] sporchi, stira, pulisce le pentole e i piatti. Le sue mani diventano rosse e rovinate.
Ogni mattina porta giù la spazzatura[18]. Poi sale di nuovo le scale con i secchi pieni d’acqua, fermandosi a ogni piano per riprendere fiato[19].
Ora si veste come una donna povera. Va al mercato con un grande paniere sotto il braccio. Discute con i venditori per ogni centesimo. Litiga per avere un prezzo più basso e spesso riceve insulti.
Il marito lavora senza sosta. Dopo l’ufficio, la sera fa il contabile per un commerciante. La notte copia documenti per cinque soldi a pagina.
Vivono così per dieci anni.
Dopo dieci anni, hanno finalmente pagato tutto, anche gli interessi. Ma la vita dura li ha cambiati.
Mathilde è irriconoscibile. È diventata una donna forte e dura, come tutte le donne povere. Ha le mani rosse e screpolate, i capelli arruffati, la voce grossa. Cammina con la schiena curva.
A volte, quando suo marito è al lavoro, si siede vicino alla finestra e pensa. Ricorda la festa, la sua bellezza, i balli, gli sguardi ammirati.
E pensa: "Se non avessi perso la collana, come sarebbe la mia vita oggi? Forse tutto sarebbe diverso…".
Un giorno, di domenica, decide di fare una passeggiata sugli Champs-Élysées. Vuole respirare un po’ d’aria fresca e distrarsi dalle fatiche quotidiane.
All’improvviso vede la signora Forestier.
Mathilde ha un sussulto. La sua amica è ancora giovane e bella, elegante e raffinata come un tempo.
Per un momento ha paura di parlarle. Poi, però, decide di avvicinarsi.
– Buongiorno, Jeanne – dice con voce calma.
La signora Forestier la guarda sorpresa. Non la riconosce.
– Mi scusi, signora… ma non so chi lei sia…
Mathilde sorride tristemente.
– Sono Mathilde Loisel.
La signora Forestier lancia un grido.
– Oh, povera Mathilde! Come sei cambiata!
Mathilde sospira.
– Sì… ho avuto anni molto difficili. Abbiamo sofferto tanto… tutto per colpa tua.
– Mia? – chiede la signora Forestier, stupita. – Per colpa mia?
– Ti ricordi la collana che mi hai prestato per la festa?
– Sì… certo.
– L’ho persa…
La signora Forestier la guarda scioccata.
– Ma… se me l’hai restituita!
Mathilde scuote la testa.
– No… era un’altra collana. Ne abbiamo comprata una uguale. Abbiamo lavorato dieci anni per pagare il debito. È stato terribile. Ma ora tutto è finito, e io sono felice.
La signora Forestier la guarda a bocca aperta. Poi, all’improvviso, le afferra le mani e dice con voce piena di emozione:
– Oh, povera Mathilde! Ma la mia collana era falsa! Valeva al massimo cinquecento franchi…
FINE
[1] dote: dowry
[2] consumate: worn out
[3] tessuti: fabrics
[4] argenteria: silverware
[5] busta: envelope
[6] butta: throws away
[7] sconvolta: distraught / upset
[8] addosso: on top (of clothes) / still wearing
[9] fermaglio: clasp / catch
[10] cambiali: bills of exchange / promissory notes
[11] strozzini: loan sharks
[12] sforzi: efforts
[13] raccogliere: to collect
[14] licenziano: they fire / dismiss
[15] servetta: maidservant
[16] soffitta: attic / garret
[17] panni: clothes / laundry
[18] spazzatura: trash / garbage
[19] riprendere fiato: to catch one's breath
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