pdfRacconto popolare italiano, probabilmente di origine siciliana.

 

Arnoldo, Giovanni e Paolino sono tre fratelli, alti e forti, ma uno più scemo dell’altro. Di mestiere fanno i braccianti e lavorano sempre insieme.  Un giorno, mentre zappano la terra, sulla stradina vicino al campo passa un contadino sulla groppa di un asino. 

Quando vede i tre giovani dice:
– Buongiorno!
– Buongiorno! – rispondono i tre in coro.
Ma subito Arnoldo dice:
– Ma voi cosa c’entrate? Ha salutato me che sono il più grande di tutti.
– Non è vero! – risponde Giovanni – ha salutato me, perché sono il più bello.
– State zitti tutti e due. Il saluto spetta a me perché sono il più piccolo.
–Non è vero!
– Si!
– No!
– Stai zitto!
È così dicendo, si arrabbiano sempre di più, e passano dalle parole ai fatti. Si spingono, si graffiano, si mordono. E dopo un po’ volano schiaffi, pugni, calci, gomitate nello stomaco e testate sul naso.
Un anziano signore che sta camminando sulla stradina, quando vede i tre uomini litigare con violenza, comincia a gridare:
– Ragazzi, smettetela subito! Non vi vergognate di picchiarvi in quel modo? Si può sapere perché siete così furiosi?
I tre giovanotti smettono di litigare per rispetto dell’uomo anziano.
Arnoldo dice subito:
– È passato un contadino su un asino che mi ha detto “buongiorno” e i miei fratelli mi vogliono rubare il mio “buongiorno”.
– Non è vero! Il “buongiorno” l’ha detto a me. – risponde subito Giovanni.
– No! A me! – aggiunge Paolino.
E stanno per iniziare a litigare quando il vecchio contadino urla subito:
– Smettetela! Stati calmi! Se non sapete a chi spetta il “buongiorno”, correte dietro al contadino che vi ha salutato e chiedetelo a lui.
– Hai ragione! – dice Giovanni e i tre fratelli cominciano a correre veloci come cavalli per raggiungere il contadino che li ha salutati.
– Fermati! Fermati! – urlano i tre fratelli quando vedono in lontananza l’uomo sull’asino.
Ma questo, quando si gira e vede quei tre indemoniati che gli corrono dietro, preso dalla paura comincia a incitare l’asino per farlo andare più veloce. Ma il povero asinello non ce la fa e poco dopo i tre fratelli lo raggiungono.
– Cosa volete da me? – dice il contadino spaventato.
– Niente! Niente! Solo una domanda. Quando prima hai detto “buongiorno”, a chi di noi hai rivolto il saluto?
Il contadino si accorge che i tre fratelli sono scemi e scherzosamente risponde:
– Ho salutato quello più scemo di tutti. – e detto questo riparte con l’asino.
– Il più scemo sono io! – dice subito Arnoldo – quindi il saluto tocca a me.
– No! Sono io il più scemo – risponde Giovanni.
– No! Io! – ribatte l’altro.
E ricominciano di nuovo a litigare sempre più forte e a picchiarsi peggio di prima.
Intanto arriva anche l’uomo anziano. Li vede litigare e urla di nuovo:
– Ma basta! Ancora a picchiarvi... non avete chiesto a chi era rivolto il “buongiorno”?.
– Si, e lui ha detto “a quello più scemo di voi.”
– Ah... ho capito. E siccome ognuno di voi pensa di essere più scemo degli altri due, non riuscite a mettervi d’accordo. – dice l’anziano con un sorrisetto malizioso. – Perché non fate una bella cosa? Andate fino al paese e fate decidere al giudice. Lui è un uomo saggio e sicuramente saprà dirvi chi di voi tre è quello più scemo.
I tre fratelli partono subito e vanno dal giudice.
Quando il giudice ascolta la loro storia, per levarseli subito dai piedi dice:
– Adesso non posso decidere. Facciamo così. Tornate a casa e poi venite di nuovo fra quindici giorni. Ognuno di voi mi racconterà la cosa più importante che gli è capitata in questi quindici giorni. In questo modo riuscirò a capire meglio e potrò decidere.
I tre fratelli vanno a casa e ritornano dal giudice dopo quindici giorni.
– Allora... – dice il giudice – cominciamo da Arnoldo. Raccontami la cosa più importante che ti è capitata in queste ultime due settimane.
– Una sera sono andato in taverna a ubriacarmi, come faccio di solito. Quando sono uscito dalla taverna per tornare a casa, è arrivata una tormenta di neve e gelo, un freddo, signor giudice, che non si vedeva così da cento anni. Allora ho pensato: “Fa troppo freddo per tornare a casa. Meglio se mi fermo qui.” Così, per non rischiare di prendere freddo lungo il cammino, ho deciso di dormire in mezzo alla strada. La mattina, quando mi sono svegliato, ero tutto coperto di neve e non potevo muovermi. Ma poi è uscito il sole e mi sono scongelato, così sono tornato a casa senza correre rischi. Ho fatto bene a non andare a casa. Fare tutta quella strada con il freddo... sicuramente mi sarei ammalato.
Il giudice rimane senza parole mentre pensa fra sé: – Almeno non avrò difficoltà a decidere. Questo sicuramente è il più scemo di tutti.
E subito dopo dice:
– E tu Giovanni, cosa mi racconti?
– Un giorno volevo prendere delle olive in fondo ad un boccaccio di vetro. Siccome il boccaccio era un po’ stretto, ho dovuto spingere con forza, per entrare con la mano. Ma dopo non sono riuscito più a tirarla fuori. E tira di qua, e tira di là, la mia mano non voleva proprio uscire. E io mi sono talmente arrabbiato che ho preso l’ascia e con un colpo ho tagliato la mano.
– Cosa? Ma non potevi rompere il boccaccio? Che bisogno c’era di tagliare la mano?
– Ma la colpa non era del boccaccio, ma della mia mano che non voleva uscire.
A questo punto il giudice pensa: – Anche questo è completamente scemo. Non sarà così facile decidere.
Poi comincia Paolino.
– Una sera io e mia moglie siamo andati a letto. A un certo punto lei mi dice: “Non hai visto che la porta di casa è spalancata? Alzati e vai a chiuderla.” E io le ho risposto: “Vai a chiuderla tu!” “No, vai tu!” “Io non ci vado.” Così abbiamo cominciato a litigare e a un certo punto mia moglie mi ha detto: “Io non ti parlo più!” e io ho risposto: “Neanche io ti parlo più!” e siamo rimasti nel letto in silenzio. Poco dopo un uomo è passato davanti casa, ha visto la porta aperta ed è entrato. “Buona sera signori” ha detto “non vi siete accorti che la porta è aperta?”. Ma io non ho risposto, per non dare soddisfazione a mia moglie. Allora lui si è avvicinato a mia moglie e ha detto: “Bella signora, non hai freddo con la porta aperta? Se vuoi ti posso riscaldare io.”
– E tu cosa hai detto? – domanda il giudice, con la bocca aperta per lo stupore.
– Io niente. Avevo deciso di non parlare e non volevo dare soddisfazione a mia moglie. Poi quell’uomo si è spogliato e si è messo vicino a mia moglie e dopo un po’ hanno cominciato a scherzare e ridere.
– E tu non hai detto niente? – domanda il giudice.
– Certo che no. Io ho fatto finta di dormire per non dare soddisfazione a mia moglie, eh eh eh...
Il giudice deve fare uno sforzo tremendo per non scoppiare a ridere. Diventa tutto rosso in viso e gli manca il fiato.
– Che succede signor giudice? Si sente male? – chiede preoccupato Arnoldo.
– Non è niente... – risponde il giudice con una voce soffocata – Adesso mi... mi passa subito...
Quando riesce a riprendersi dice:
– Bene, credo di poter giudicare. Scemi come voi finora non ne ho mai incontrati, e vi confesso che la decisione è molto difficile.
I tre fratelli si guardano con soddisfazione e sorridono.
– Tuttavia ritengo che Paolino abbia fatto l’errore più grande. Non ha badato a sua moglie, quindi non ha avuto cura della cosa più importante, cioè la famiglia. La mia sentenza è questa: Paolino è il più scemo dei tre fratelli, e quindi gli spetta di diritto il “buongiorno” del contadino.
Così i tre fratelli tornano a casa, e Paolino è tutto contento e sorridente, perché il giudice ha detto che lui è quello più scemo, ma soprattutto perché si può tenere il “buongiorno” del contadino.

 


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