Questo racconto di Italo Calvino fa parte di una raccolta pubblicata nel 1963 con il titolo «Marcovaldo ovvero le stagioni della città».

 

Riassunto

Marcovaldo, quando arriva la primavera, durante la pausa pranzo passa qualche ora su una panchina soleggiata, in attesa di tornare al lavoro. Spesso accanto a lui si siede un certo signor Rizieri, un pensionato che si lamenta continuamente dei suoi reumatismi.

Marcovaldo ogni giorno avvolge il pranzo nella carta da giornale. Seduto sulla panchina, apre il pacchetto e porge il foglio di giornale al signor Rizieri, che lo legge sempre con molto interesse, anche quando il giornale è di due anni prima. Un giorno trova un articolo su come curare i reumatismi con il veleno delle vespe, e Marcovaldo lo trova talmente interessante che da quel momento è attento a ogni ronzio e a seguire con lo sguardo ogni insetto, finché riesce a scoprire nel cavo di un albero un intero vespaio.

Riesce a catturare una vespa usando un barattolo che contiene all’interno ancora un po’ di marmellata. Quando incontra nuovamente il signor Rizieri, gli propone di farsi pungere dalla vespa nella zona dolorante per sperimentare la cura. Rimane soddisfatto dell’esperimento e inizia a cacciare diverse vespe, ripetendo l’esperimento più volte, su sua moglie Domitilla, su sua figlia Isolina e su lui stesso.

Dopo qualche tempo a persone si recano nella sua abitazione per sottoporsi alla cura contro i reumatismi. Su una mensola tiene sempre una mezza dozzina di vespe. Siccome ha una sola stanza, dove dorme tutta la famiglia, la divide con un paravento: da un lato la sala d’aspetto, dall’altro lo studio medico. Nella sala d’aspetto sua moglie riceve i clienti e ritira gli onorari. I bambini invece hanno il compito di catturare le vespe.

La voce di questa nuova cura contro i reumatismi si sparge velocemente, e un giorno Marcovaldo si trova l’appartamento invaso da un folla di clienti. Marcovaldo chiede subito ai suoi tre figli maschi di uscire e catturare più vespe possibili. Quel giorno però, per la fretta, il figlio Michelino imprudentemente si avvicina troppo al vespaio, e quando viene punto lascia cadere il barattolo nel buco. Dopo pochi istanti uno sciame di vespe infuriate aggredisce Michelino che corre velocissimo verso casa. Così quando entra di corsa in casa, lo sciame di vespe aggredisce la famiglia di Marcovaldo e tutti i clienti presenti nell’appartamento.

Arrivano i pompieri e la croce rossa. Il racconto termina con Marcovaldo nel letto d’ospedale tutto gonfio e irriconoscibile per le punture. Non reagisce alle imprecazioni che i suoi clienti gli lanciano dagli altri letti della stanza dell'ospedale.