Questo racconto di Italo Calvino fa parte di una raccolta pubblicata nel 1963 con il titolo «Marcovaldo ovvero le stagioni della città».

 

Riassunto

Marcovaldo ogni mattina prende il tram che lo porta alla ditta Sbav dove lavora come uomo di fatica. Un giorno, in un’aiuola vicino alla fermata, scorge qualcosa di strano: in certi punti, vicino al ceppo degli alberi, vede dei corpi tondeggianti che affiorano dal terreno. Si avvicina, facendo finta di allacciarsi le scarpe e si accorge che sono funghi. Quel giorno, al lavoro è più distratto del solito. Mentre continua a scaricare pacchi e casse, pensa che nel buio della terra, i funghi silenziosamente maturano.

La sera, durante la magra cena, promette alla famiglia che nel giro di una settimana avrebbero mangiato una bella frittura di funghi. E ai bambini, che non hanno mai visto dei funghi, spiega la bellezza delle molte specie, la delicatezza del loro sapore e come andrebbero cucinati. Ma quando i bambini chiedono dove fossero quei funghi, Marcovaldo decide di non svelare il segreto, per paura che la voce si sparga e i funghi finiscano nelle casseruole altrui.

Il giorno dopo si avvicina di nuovo all’aiuola con apprensione e nota che i funghi sono un po’ cresciuti, ma non ancora abbastanza. Così chinato, si accorge di avere qualcuno alle spalle. Si alza di scatto con un aria indifferente. C’è lo spazzino che lo guarda, appoggiato alla sua scopa. Si chiama Amadigi, e a Marcovaldo gli è stato sempre antipatico.

Il sabato pomeriggio Marcovaldo passa la mezza giornata libera a gironzolare nei pressi dell’aiuola, tenendo d’occhio da lontano lo spazzino e i funghi. La notte arriva la pioggia e Marcovaldo il mattino dopo insieme ai suoi bambini corre subito all’aiuola. I funghi sono cresciuti, ritti suo loro gambi, coi cappucci alti.

Tutti insieme cominciano a raccogliere i funghi quando si avvicina Amadigi lo spazzino, anche lui con un cesto pieno di funghi.

– Ah, li raccogliete anche voi? – dice Amadigi –Allora sono buoni di mangiare? Non mi fidavo tanto. Più in là ce ne sono altri ancora più grossi. Bene, adesso che so che sono buoni, avverto i miei parenti che sono là a discutere se conviene raccoglierli o lasciarli... – e si allontana velocemente.

Marcovaldo è furioso: ci sono funghi ancora più grossi di cui non se è accorto e adesso quel raccolto gli viene portato via di sotto il naso. Per dispetto, si rivolge alla folla che aspetta il tram e grida – Sono cresciuti i funghi qui nel corso! Venite con me! Ce n’è per tutti! – e si mette a inseguire Amadigi, seguito da un codazzo di persone. Tutti riescono a raccogliere qualche fungo e ognuno torna a casa sua. Ma si rivedono presto, anzi la sera stessa all’ospedale, dopo il lavaggio gastrico che li ha salvati dall’avvelenamento.

Marcovaldo e Amadigi sono vicini di letto e si guardano in cagnesco.