«Il colombre» è un racconto di Dino Buzzati che fa parte della raccolta «Il colombre e altri cinquanta racconti», pubblicato nel 1966

 

Quando Stefano Roi compie dodici anni, chiede e ottiene come regalo di imbarcarsi sul veliero di suo padre. È una bella giornata di sole, il mare è tranquillo e Stefano gira felice sulla nave facendo molte domande ai marinai che sorridendo gli danno tutte le spiegazioni.

Giunto a poppa, vede in lontananza, alla distanza di due-trecento metri, qualcosa che spunta sulla superficie. Quando suo padre lo vede impalato a fissare le onde si avvicina. Stefano gli indica quella cosa che segue la nave. Il padre prende il cannocchiale, guarda nella direzione indicata dal ragazzo e di colpo impallidisce. Ha riconosciuto il colombre: uno squalo tremendo, misterioso e più astuto dell’uomo, che sceglie la sua vittima e la insegue per anni e anni, finché non riesce a divorarla. La cosa strana è che soltanto la vittima e le persone del suo stesso sangue riescono a vederlo. Purtroppo la vittima è Stefano, perciò il padre ordina di invertire immediatamente la rotta per sbarcare suo figlio, e gli fa promettere che per il resto della sua vita non dovrà tornare mai più in mare.

Da quel momento il ragazzo viene mandato a studiare in una città interna, a centinaia di chilometri dal mare. Per un po’ di tempo non pensa più al mostro marino. Tuttavia quando torna a casa per le vacanze estive, non appena trova il tempo, raggiunge l’estremità del molo. Con suo grande sgomento vede il colombre a una certa distanza dal molo. Quel mostro marino diventa per Stefano una segreta ossessione. Anche quando si trova a centinaia di chilometri dal mare, gli capita di svegliarsi di notte con inquietudine: sa che, al di là dei boschi e delle montagne, c’è lo squalo che lo aspetta.

Stefano riesce a terminare con profitto i suoi studi, trova un buon impiego nella stessa città. Nel frattempo il padre muore di malattia, il veliero viene venduto e Stefano eredita una discreta fortuna. Con il passare del tempo, nonostante la vita agiata e tranquilla, l’ossessione per il colombre diventa sempre più insistente. Per cui all’età di ventidue anni, si licenzia dal suo impiego, ritorna alla città natale e decide di imbarcarsi su una nave.

E così Stefano diventa un bravo marinaio. Naviga giorno e notte, con la bonaccia e la tempesta, resistendo alla fatica e con animo intrepido. Il colombre è sempre nella scia della nave, ma il ragazzo non molla, anzi quella minaccia che lo incalza sembra moltiplicare la sua volontà.

Riesce insieme a un socio ad acquistare un piccolo piroscafo da carico, e più tardi, accumulata una certa fortuna, compra una nave mercantile. Ma i suoi successi e i soldi guadagnati non gli tolgono dall’animo quel continuo assillo. Nonostante ciò, non è mai tentato di vendere la nave e di ritirarsi a terra. L’unico suo pensiero è navigare, e ogni volta che mette piede a terra, non vede l’ora di ripartire, di navigare da un oceano all’altro, anche che sa che in mare c’è il colombre ad aspettarlo.

Finché arriva il tempo in cui Stefano si accorge di essere diventato vecchio, vecchissimo, e nessuno intorno a lui riesce a spiegarsi come mai un uomo così vecchio e ricco non si decida a ritirarsi. Si rende conto che la sua vita è stata amaramente infelice, perché ha speso la sua esistenza in quella pazzesca fuga attraverso i mari.

Quando sente che è arrivata la sua ora, chiama il suo secondo ufficiale e gli fa promettere di non opporsi a ciò che sta per fare e gli racconta la storia del colombre che lo tormenta da più di cinquant’anni. Poi fa calare un barchino e vi sale dopo essersi procurato un arpione, deciso a lottare contro il terribile squalo. I marinai lo vedono allontanarsi nel buio fino a sparire.

All’improvviso il muso orribile dello squalo emerge di fianco alla barca. Stefano raccoglie tutte le sue energie, alza l’arpione per colpire, quando sente il mugolio supplicante del colombre che gli dice di averlo seguito per tanti anni senza riuscire mai a raggiungerlo. Ha avuto l’ordine dal re del mare di consegnargli un oggetto. Lo squalo tira fuori la lingua mostrando una perla di grandezza spropositata. E lui riconosce la famosa Perla del Mare, che dona potenza, amore e pace dell’animo a chi la possiede.

Ma ormai è troppo tardi. Stefano ha sprecato la sua esistenza e rovinato anche quella dello squalo.

Due mesi dopo trovano un barchino sulla scogliera. Dentro c’è uno scheletro bianco che stringe fra le dita un piccolo sasso rotondo.

 

Il colombre è un pesce di grandi dimensioni spaventoso a vedersi, estremamente raro. Viene chiamato anche kolomber, kahloubrha, kalonga, kalu-balu, chalung-gra. I naturalisti stranamente lo ignorano. Qualcuno perfino sostiene che non esiste.