La giacca stregata è un racconto di Dino Buzzati, pubblicato nel 1968 nell'antologia La boutique del mistero.

 

Riassunto

Il protagonista è un uomo che racconta la storia in prima persona. Una sera, ad un ricevimento, vede un signore che indossa un vestito di straordinaria fattura. Non può fare a meno di contattarlo e chiedergli l’indirizzo del sarto. L’uomo cortesemente gli risponde che si tratta di un certo Alfonso Corticella, in via Ferrara 17.

Il protagonista si reca in casa del sarto, un vecchietto dai capelli neri, quasi sicuramente tinti, che lo accoglie molto gentilmente e sembra ben disposto nei suoi confronti. Scelgono il tipo di tessuto, vengono prese le misure e concordano la consegna nell’arco di una ventina di giorni. Quando l’uomo chiede al sarto il prezzo, questo risponde che non c’è fretta e che alla fine si metteranno d’accordo. L’uomo rincasa, ma subito viene preso da un senso di inquietudine, forse per i sorrisi troppo insistenti e melliflui del vecchietto.

Dopo venti giorni gli consegnano il vestito: un vero capolavoro. Tuttavia non lo indossa per molto tempo, a causa del ricordo sgradevole lasciato dal sarto. Finalmente, un martedì piovoso di aprile, decide di provarlo davanti allo specchio e constata piacevolmente che il vestito calza alla perfezione.

Dopo un paio d’ore, mentre si trova in ufficio, infila per caso la mano nella tasca destra e trova una banconota da diecimila lire. Pensa a una distrazione di Corticella e decide di restituirgli il denaro. Chiama la segretaria per scrivere una lettera al sarto, ma in quel momento infila di nuovo la mano nella tasca ed estrae un’altra banconota da diecimila lire. Prova ancora una volta ed esce una terza banconota.

Il cuore comincia a galoppare. Col pretesto di non sentirsi bene, lascia l’ufficio e rientra a casa. Chiude le porte, abbassa le persiane e comincia a estrarre velocemente le banconote, una dopo l’altra, in modo frenetico, come se il miracolo dovesse interrompersi da un momento all’altro. Quando si sente sfinito, prende un vecchio baule e vi deposita le banconote che conta man mano. Alla fine sono cinquantotto milioni abbondanti.

Il giorno dopo si reca in ufficio, contento della fortuna che gli è capitata, ma una notizia raffredda il suo entusiasmo. I giornali del mattino riportano di una rapina ad un camioncino blindato di una banca, durante la quale una persona è stata uccisa. Il bottino ammonta esattamente a cinquantotto milioni. Si insinua il dubbio che possa esserci una relazione con i soldi tirati fuori dalla giacca.

La sera, quando torna a casa, si rimette al lavoro con più calma e riesce ad estrarre dalla tasca ben centotrentacinque milioni, che si aggiungono al tesoretto precedente. Di notte però non riesce a chiudere occhio, in preda a un sinistro presentimento. Il mattino dopo si alza presto, e va subito a comprare il giornale. Quando legge la notizia gli manca il respiro: un terribile incendio ha provocato la morte di due vigili del fuoco e distrutto le casseforti di un istituto immobiliare, che contenevano oltre centotrenta milioni di lire in contanti.

Ora sa che quei soldi, estratti dalla tasca, vengono direttamente dal crimine, dalla morte, dall’inferno. Ma nello stesso tempo la ragione rifiuta ogni responsabilità, e la mano continua a infilarsi nella tasca per estrarre nuovi biglietti.

In poco tempo compra una grande villa, automobili di lusso, una collezione di quadri, lascia il lavoro per “motivi di salute” e comincia a girare il mondo in compagnia di donne meravigliose. Tuttavia sa che ogni volta che prende soldi dalla tasca, nel mondo avviene qualche disgrazia. Preso dal rimorso, decide di contattare il sarto, ma questo non risponde al telefono, e quando va a cercarlo a casa gli dicono che è emigrato all’estero.

Una mattina trovano una pensionata che si è suicidata con il gas per aver smarrito le trentamila lire di pensione mensile, la stessa cifra che lui aveva riscosso dalla giacca il giorno prima. È la goccia che fa traboccare il vaso.

Si reca con la macchina in una valle, procede a piedi fino a raggiungere un bosco, cosparge di benzina la giacca e le dà fuoco. Si sente finalmente libero e per fortuna anche molto ricco.

Quando però torna nello spazio erboso dove aveva lasciato la macchina, non la trova più. Riesce a raggiungere la città, ma si accorge che è sparita anche la sua sontuosa villa e al suo posto c’è solo un terreno comunale in vendita. Spariti anche i suoi conti in banca, le cassette di sicurezza e i grossi pacchi di azioni. Nel baule non rimane nient’altro che polvere.

Adesso ha ripreso con fatica a lavorare. Ma si aspetta che prima o poi sentirà suonare il campanello della porta, e quando andrà ad aprire, si troverà di fronte quel sarto della malora, con il suo abbietto sorriso, venuto per chiedere la resa dei conti.