Marcovaldo, ovvero le stagioni in città è un libro scritto da Italo Calvino e pubblicato nel 1963 da Einaudi, in una collana di libri per ragazzi. È una raccolta di venti novelle, già apparse precedentemente a episodi su L’Unità.

Marcovaldo è un operaio che lavora come magazziniere nella ditta Sbav, trasporta tutto il giorno pacchi dei quali non conosce il contenuto, per un’azienda che non si sa cosa produca. Vive di un magro stipendio con il quale deve mantenere sua moglie Domitilla e suoi sei figli, in una città industrializzata e ostile senza nome, probabilmente ispirata a Torino. È una persona buona e trasognante, che si ostina a ricercare segni di natura idilliaca in una città che di naturale non ha più niente.  Il suo sguardo non si posa mai su tutto ciò che è stato progettato proprio per attirare l’attenzione, come i semafori, le insegne luminose, i manifesti. Per contro non gli sfugge un ragno in un buco,  un tafano sul dorso di un cavallo o una foglia che ingiallisce. Spesso si ingegna per arrotondare lo stipendio o procurarsi qualche pasto gratuito, ma le sue trovate finiscono sempre male.

 

Riassunto

 

1. Funghi in città (primavera)

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Marcovaldo nota che in un’aiuola vicino alla fermata dell’autobus stanno crescendo dei funghi. Aspetta pazientemente finché, una domenica mattina, dopo una notte di pioggia, gli sembra arrivato il momento giusto. Mentre raccoglie insieme ai suoi figli, con suo grande disappunto si accorge che Amadigi, l’antipatico spazzino del quartiere, poco lontano sta raccogliendo dei funghi molto più grossi dei suoi. Pur di fargli un dispetto, avvisa tutte le persone che stanno aspettando l’autobus e, radunata una piccola folla, si reca sul luogo di raccolta di Amadigi. Si ritroveranno tutti la sera stessa in ospedale per un lavaggio gastrico.

 

2. La villeggiatura in panchina (estate)

Marcovaldo è un grande amante della natura, e sogna di poter dormire in mezzo agli alberi, svegliarsi con il cinguettio degli uccelli e vedere foglie e cielo quando apre gli occhi. Una notte prende il cuscino e va a dormire su una panchina in una piazzetta con alberi. Tra semafori che lampeggiano, operai notturni che lavorano, camion della nettezza urbana e vigili che sorvegliano, passerà una notte quasi del tutto insonne.

 

3. Il piccione comunale (autunno)

Marcovaldo vede uno stormo di beccacce, e il suo cervello comincia a macinare su come catturarne qualcuna per arrostirla. Alla fine escogita una trappola: aiutato dai suoi figli, cosparge il terrazzo di vischio e chicchi di granoturco. Riesce a catturare solo un piccione e dopo averlo cotto e mangiato viene a sapere che i vigili stanno cercando qualcuno che sul terrazzo dà la caccia ai piccioni comunali. Poco dopo sente una voce di donna che si lamenta del fatto che la biancheria portata a stendere sul terrazzo è rimasta appiccicata. Marcovaldo comincia ad avvertire un blocco allo stomaco come se non avesse digerito.

 

4. La città smarrita nella neve (inverno)

Una mattina Marcovaldo si sveglia e la città non c’è più. Al suo posto c’è solo ua distesa bianca. La neve è caduta abbondante e ha cancellato la strade, gli alberi, i profili dei palazzi. Per la prima volta in vita sua si sente libero di muoversi su percorsi non tracciati da altri, di reinventarsi la città a suo piacere. Quando arriva al lavoro gli viene ordinato di spalare la neve.  Fa il suo lavoro con piacere finché gli cascano addosso tre quintali di neve dal tetto, trasformandolo in un pupazzo. Quando riesce a liberarsi, fa uno starnuto più potente di una mina, provocando una tromba d’aria che risucchia tutta la neve. Ricompaiono gli oggetti di tutti i giorni, spigolosi e ostili.

 

5. La cura delle vespe (Primavera)

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Marcovaldo legge su un ritaglio di giornale che il veleno delle vespe può curare i reumatismi. Comincia a sperimentare la terapia con la puntura delle vespe. La voce si sparge e molti chiedono di potersi curare i reumatismi, al punto che Marcovaldo arriva a trasformare il suo appartamentino in un ambulatorio medico. Uno sciame di vespe inferocite manda tutti in ospedale.

 

6. Un sabato di sole, sabbia e sonno (Estate)

Marcovaldo va sul fiume per curarsi i reumatismi con le sabbiature. Siccome la spiaggia è umida, vede un barcone carico di sabbia asciutta e, approfittando dell’assenza degli operai, vi si distende e chiama i bambini per farsi ricoprire. Gli ormeggi si sciolgono e la barca viene portata via dalla corrente fino alla cascata, dove batte violentemente contro un cumulo di detriti e Marcovaldo viene catapultato in aria, Volando oltre la cascata, sopra il fiume, vede un frenetico pullulare di gente, cani, ombrelloni, materassini, palloni, salvagente, pneumatici d’auto, gommoni, canotti, barche.

 

7. La pietanziera (Autunno)

Ogni giorno per la pausa pranzo, Marcovaldo si porta una pietanziera con gli avanzi della sera. Una volta, stufo del solito cibo, lo baratta con quello di un bambino affacciato a una finestra. Gli porge la pietanziera sul davanzale e lui prende il piatto con il fritto di cervello. Ma arriva la governante che comincia a urlare e butta la pietanziera sulla strada. Marcovaldo raccoglie la sua pietanziera un po’ ammaccata e ritorna al lavoro.

 

8. Il bosco sull'autostrada (Inverno)

(leggi anche il riassunto dettagliato: Il bosco sull'autostrada)

Fa molto freddo e la legna per la stufa è finita. Marcovaldo prende una sega dentata ed esce per cercare legna. Ritorna solo con dei rametti umidi ma con sorpresa vede la stufa accesa. I figli sono usciti anche loro e hanno tagliato dei cartelloni pubblicitari sull’autostrada scambiandoli per alberi, dato che non hanno mai visto una albero in vita loro. Allora Marcovaldo esce di nuovo e mentre sta segando un cartellone, passa l’agente Astolfo per il suo giro d’ispezione. Marcovaldo rimane immobile e l’agente, completamente miope, lo osserva e pensa faccia parte dell’immagine pubblicitaria. L’agente parte e nella notte si sente solo il gracchiare della sega contro il legno.

 

9. L'aria buona (Primavera)

Marcovaldo, su consiglio del medico, un sabato pomeriggio prende i bambini e li porta in collina, alla periferia della città, per far loro respirare un po’ di aria buona. Dall’alto la città appare come una landa plumbea e stagnante e Marcovaldo si rattrista al solo pensiero di doverci ritornare.

Verso sera incontra un gruppetto di uomini che dicono di essere dei pazienti di un sanatorio situato in collina. Discutendo si accorge che il loro più grande desiderio è quello di ritornare al più presto in città, passeggiare lungo le fila di lampioni, fermarsi davanti alle vetrine, incontrare la gente.

 

10. Un viaggio con le mucche (Estate)

Durante una notte calda e afosa, una mandria di mucche attraversa la città e Michelino decide di seguirla. Per tutta l’estate Marcovaldo immagina il figlio beatamente al fresco, a riempirsi di burro, latte, miele e more di rovo. Alla fine dell’estate la mandria ritorna dall’alpeggio, passando nuovamente per la città, e Michelino rientra a casa.

Il ragazzo racconta che non ha fatto altro che lavorare come un mulo, spostare secchi di latte e vuotarli nei bidoni, trasportare bidoni fino ai camion, spalare letame, accudire le bestie, sempre più in fretta e senza un attimo di pausa. Gli hanno dato una miseria di paga e ora è distrutto e ha solo voglia di andare a dormire.

 

11. Il coniglio velenoso (Autunno)

Marcovaldo viene dimesso dall’ospedale, e mentre aspetta il medico in una stanzetta per le ultime formalità, vede un coniglio in una gabbia. Lo prende in braccio, ma all’improvviso il medico rientra e non sapendo come giustificarsi nasconde il coniglio sotto il giaccone. Lo porta a casa deciso ad ingrassarlo per la cena di Natale.

Il giorno dopo arrivano il medico, la guardia, i pompieri e la croce rossa. Si viene a sapere che il coniglio è infetto e molto pericoloso. Marcovaldo e la sua famiglia vengono ricoverati per un periodo di osservazione.

 

12 La fermata sbagliata (Inverno)

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Una notte d’inverno all’uscita dal cinema, Marcovaldo si perde in una nebbia che non lascia vedere neanche a un palmo dal naso. Questo gli permette di continuare a fantasticare sulle immagini del film appena visto. Riesce a prendere il tram, ma quando scende si rende conto di aver sbagliato fermata. Cammina per molto tempo finché si ritrova in una zona strana dove a un certo punto vede un insolito mezzo di trasporto e una figura umana che gentilmente lo invita a salire su una scaletta. Entra in una specie di autobus dove ci sono altre persone. Si siede comodamente e quando il mezzo è partito scopre di essere salito su un aereo con scalo a Bombay, Calcutta e Singapore!

 

13. Dov'è più azzurro il fiume (Primavera)

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Marcovaldo ogni giorno sente parlare di cibi adulterati e decide di andare a pescare per fornire alla famiglia del cibo genuino. Esplora il fiume finché trova un posto dove l’acqua è di un bellissimo colore azzurro e i pesci abbondano. Una mattina presto, prima del lavoro, si reca nel luogo e riesce facilmente a catturare molte tinche. Una guardia lo ferma e gli dice che i pesci sono avvelenati a causa di una fabbrica che riversa nell’acqua vernice di colore blu, per questo il fiume appare così azzurro. Marcovaldo ributta le tinche nell’acqua, e qualcuna ancora viva guizza via felice.

 

14. Luna e gnac (Estate)

(leggi anche il riassunto dettagliato: Luna e gnac)

Durante la notte il cielo stellato e la luna si alternano per venti secondi con il GNAC. È la parte terminale della scritta Spaak-Cognac di un’insegna pubblicitaria intermittente. Una sera Michelino piazza un colpo di fionda e l’insegna non si accende più. Il giorno dopo ricevono la visita di un agente pubblicitario, il dottor Godifredo, che lavora per un’azienda concorrente, la Cognac-Tomawak e propone loro di distruggere l’insegna ogni volta che viene riparata. Marcovaldo sottoscrive un contratto e rispetta il suo impegno finché la Spaak fallisce per i troppi debiti e le continue riparazioni.

Finalmente la luna splende nel cielo senza interruzioni. Ma pochi giorni dopo montano la nuova insegna della Cognac-Tomawak, ancora più grande e luminosa della precedente. Adesso le notti durano solo due secondi.

 

15. La pioggia e le foglie (Autunno)

Nella ditta c’è una pianta posta vicino all’entrata, sofferente a causa della scarsa luce. Marcovaldo la cura e l’assiste amorevolmente come se fosse un parente malato. Ogni volta che piove la porta in cortile e nota con gioia che la pianta ne trae subito beneficio.

Un fine settimana la porta con sé e durante la giornata la mette sulla bicicletta e comincia a inseguire tutte le nuvole. La pianta diventa grande quanto un albero alto due piani e per riportarla in ditta deve procurarsi un motociclo a furgoncino. Ma il capo gli dice che è diventata troppo ingombrante e di restituirla al vivaio  per scambiarla con una piantina più piccola.

Marcovaldo rimette la pianta sul motociclo e comincia a girovagare per la città senza avere il coraggio di abbandonare la sua creatura. All’improvviso spiove e la pianta, come sfinita per la troppa crescita, inizia a perdere le foglie finché rimane solo uno stecco nudo.

 

16. Marcovaldo al supermarket (Inverno)

(leggi anche il riassunto dettagliato: Marcovaldo al supermarket)

Marcovaldo con la sua famiglia va al supermaket. Ognuno di loro prende un carrello ma Marcovaldo raccomanda di non comprare niente perché non ha soldi. Tuttavia la tentazione è troppo forte, e appena girato l’angolo di una corsia, quando i suoi familiari non lo vedono, inizia a riempire il carrello solo per avere la soddisfazione di esibire i propri acquisti almeno per un quarto d’ora. Quando si trova vicino alla cassa vede arrivare la moglie e poi i figli, tutti con il carrello pieno. Viene annunciata l’imminente chiusura del negozio e cercano precipitosamente di rimettere a posto la mercanzia. Ma il tempo stringe e quanto Marcovaldo nota un buco nel muro a causa di lavori di ampliamento, lo attraversa seguito da tutti gli altri. Si ritrovano su un’impalcatura al settimo piano dove c’è una specie di bocca di ferro (le benne di una gru) nella quale riversano i contenuti dei loro carrelli.

Sotto di loro lampeggiano le scritte luminose che invitano a comprare i prodotti del supermarket.

 

17. Fumo, vento e bolle di sapone (Primavera)

Le aziende di detergenti lanciano una massiccia campagna pubblicitaria, e ogni giorno il postino lascia nelle buche delle lettere dei buoni omaggio per l’acquisto di Spumador, Lavolux, Saponalba o Limpialin. I bambini di Marcovaldo cominciano a battere tutto il quartiere in cerca di buoni omaggio, pensando di arricchirsi rivendendo grosse partite di detersivi. A loro si associano altri bambini del quartiere. Ne accumulano una buona quantità, ma rivendere la merce è un’operazione complicata. Quando le aziende si accorgono del traffico di detersivi, parte una denuncia e la polizia inizia a cercare i ladri di buoni omaggio e i trafficanti di saponi.

I bambini decidono di sbarazzarsi del bottino e lo caricano su dei carretti per scaricarlo nel fiume. Nel punto in cui il fiume diventa una cascatella, si forma una saponata che cresce sempre più alta, fa scappare i pescatori e terrorizza gli abitanti. Ma migliaia di bolle cominciano a volare in alto nel cielo, la paura svanisce e tutti rimangono estasiati a guardare lo spettacolo. Le bolle si dirigono verso una ciminiera e ingaggiano un lotta contro il fumo nero e denso. Inizialmente sembrano avere la meglio, ma alla fine svaniscono e rimane solo il fumo nero.

 

18. La città tutta per lui (Estate)

Ad agosto la città si svuota e rimane solo Marcovaldo. Finalmente può camminare in mezzo alla strada, attraversare con il rosso, fermarsi al centro delle piazze. Ma soprattutto può guardare la città con altri occhi: le vie diventano dei letti di fiume in secca e le case diventano pareti di scogliera. Ad ogni angolo scopre dei frammenti di natura risvegliata: una fila di formiche, il volo di uno scarabeo, le tarme negli assi di una staccionata.

Assorto nei suoi pensieri per poco non viene travolto da una spider. In poco tempo la piazza si riempie di furgoni, carri attrezzi, macchine da presa col carrello. Una gran confusione di squadre di uomini ciondolano da una parte all’altra. È una troupe televisiva venuta a filmare il tuffo di una famosa diva nella principale fontana cittadina. La città di tutti i giorni ha ripreso il posto di quell'altra intravista solo per un momento, o forse solamente sognata.

scogliera. Ma si imbatte in una troupe che gira un servizio giornalistico. A Marcovaldo sembra, per un momento, che la città di tutti i giorni abbia ripreso il posto di quella, per un momento, intravista o forse solamente sognata.

 

19. Il giardino dei gatti ostinati (Autunno)

Marcovaldo, ogni tanto durante la pausa pranzo, che dura da mezzogiorno alle tre, passa il tempo a passeggiare con un gatto soriano diventato suo amico. Il gatto lo conduce attraverso passaggi stretti, intercapedini fra palazzi, un mondo sconosciuto agli uomini, dove Marcovaldo ha sensazione di vedere la città con gli occhi di un gatto. Un giorno si ritrova sopra il lucernaio di un famoso ristorante e vede che in basso c’è un acquario con delle trote. Va a procurarsi i suoi attrezzi da pesca e cala un filo armato di amo ed esca. Quando la trota abbocca, tira la canna e la trota vola in alto attraverso il lucernaio finendo per atterrare alle spalle di Marcovaldo. Il gatto prontamente l’addenta e scappa via, tirandosi dietro anche il filo della lenza. Così Marcovaldo segue il filo fino ad arrivare nei pressi di una palazzina dall’aspetto abbandonato. Vede la sua trota che pende dal ramo di un albero e sotto un esercito di gatti che litigano per accaparrarsi la trota. Improvvisamente si apre una finestra, ne escono due mani rinsecchite, una con una paio di forbici e l’altra che sorregge una padella. Le forbici tagliano il filo, la trota cade nella padella, la finestra si richiude. Tutto nello spazio di un secondo. Marcovaldo bussa alla porta e risponde una donna anziana che racconta di essere prigioniera dei gatti che fanno di tutto per non lasciarle vendere la casa. I tentativi di recuperare la trota sono inutili e alla fine Marcovaldo è costretto a ritornare al lavoro.

In inverno si viene a sapere che l’anziana signora è morta. In primavera aprono un cantiere ma non riesce a procedere con i lavori che vengono continuamente boicottati dai gatti.

 

20. I figli di Babbo Natale (Inverno)

Arriva il Natale e Marcovaldo riceve l’incarico di vestirsi da Babbo Natale e portare i regali ai bambini. Nel suo giro si fa accompagnare da suo figlio Michelino, che con i fratelli hanno preparato un regalo per un bambino povero. Entrano nella casa del presidente della Sbav dove c’è un bambino, solo e annoiato, che ha già ricevuto più di un centinaio di regali, verso i quali non mostra alcun interesse. Michelino, vedendo il bambino così triste, pensa che si tratti di un bambino povero e gli regala un martello, una fionda e dei fiammiferi. Il bambino è ben felice di riceve quei regali, con il martello comincia a spaccare ogni cosa, usa la fionda per rompere tutte le palle dell’albero di Natale, e con i fiammiferi brucia l’intera villa.

Marcovaldo disperato si aspetta di essere licenziato in tronco, ma il giorno dopo, quando ritorna al lavoro, viene a sapere che il presidente della Sbav è entusiasta dei regali che il figlio ha avuto, perché si è divertito molto e la distruzione favorisce i consumi. Pertanto hanno lanciato la produzione del «regalo distruttivo» che accelera il ritmo dei consumi e vivacizza il mercato.

 

 

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